Fuga della realtà dei fascisti

Fuga della realtà dei fascisti
In primo luogo, dopo mesi di violenza e crudeltà il protagonista si rende conto che il fascismo è finito però non riesce ad abbandonare il suo essere fascista. Attraverso il contesto è comprensibile che un ritorno alla realtà non sarà così facile.
Non c’era un’alternativa per loro come rappresenta questa citazione ,, […] per noi non ci sarebbe stato un posto dopo.
<<Noi siamo bruciati>> diceva. << Una volta finita questa guerra non serviremo più, dobbiamo scomparire. Dopo quello che abbiamo vissuto, come possiamo pensare di ritornare alla vita di tutti i giorni, fra gente comune, in un’esistenza qualsiasi? [….] Una volta compiuto il nostro destino noi dobbiamo scomparire>>.” (p.171).
In questo discorso un camerata spiega che la società dopo la guerra non accetterebbe i “bruciati” e nemmeno loro stessi volevano questo ritorna ma scomparire completamente.
Continuo l’argomentazione con l’irrealtà immaginata in cui restava per i diciotto mesi della marcia perché si identificava con la guerra fascista come mostra questa citazione
,,Quanto più l’irrealtà di quella guerra si fece palese, e gli scopi, le motivazioni di quella vita via via più confusi, tanto più ci si aggrappò alle armi come all’unica cosa in cui riconoscerci.” (p.165).
Però dopo di aver capito che tutto si tratta di un’illusione non esce da questa guerra armata piena di violenza per cui ho trovato più motivi. Il primo è l’ubbidienza a cui è legato forte e che gli fa agire senza pensarne perché ,,[…] è un meccanismo di quella ineluttabilità che [gli] sovrasta.” (p.79). In altre parole, la guerra è più forte e reduce i soldati volontari ad ,,[essere] animali che […] avevano marciato per chilometri e chilometri, giorno e notte, sospinti dalla guerra.” (p.237).
Il protagonista fa una conclusione verso la fine del romanzo quando vengono arrestati che non solo aveva accettato il rischio di morire ma soprattutto che cercava la bella morte e che questa era la risposta alle sue domande a se stesso ,,[…] da dove veniamo? Perché siamo arrivati fin qui insieme a lui e gli altri là fuori?” (p.268).
Dopo tanti anni, riflette tutto il suo comportamento e analizza che erano le sue emozioni a portargli avanti in questa guerra. Non poteva controllarsi più perché ,,dentro di [sé] non c’era che una nuda indifesa emotività.” (p.272). Questa mania si era fissata ,,come una terribile malattia” (p.299) che doveva passare.